Fabio Pagani autore di “Eye” si racconta a Jpeggy.
Come racconto il mio progetto.
La raccolta di scatti che ho intitolato “Coppie” è una idea che è nata strada facendo, letteralmente: ore e chilometri con la macchina fotografica al collo, per le strade della città, in cerca di immagini interessanti, si sono via via trasformate da una generica ricerca di fotografia street in una raccolta a tema, prendendo spunto da immagini che già avevo scattato a cui poi si sono nel corso di un paio di anni aggiunte le altre.
Il tratto principale della mia ricerca fotografica.
Sarà forse scontato, ma direi che è il “cogliere l’attimo”, cercando di rendere in maniera significativa l’immagine che mi si presenta davanti agli occhi, spesso solo per un breve istante.
La qualità che desidero in uno scatto
La chiarezza, la semplicità nel mettere a fuoco un particolare, anche nelle situazioni apparentemente più confuse.
La qualità che preferisco in un’immagine
La capacità di raccontare qualcosa in più oltre alla pura immagine, qualcosa del carattere dei personaggi che vi sono ritratti, qualcosa della microstoria che si sta svolgendo davanti ai miei occhi. La fotografia dovrebbe essere in grado di lasciar immaginare una storia, con un inizio uno svolgimento ed un finale.
Il mio principale difetto.
La pigrizia, anche fotografica.
La mia occupazione preferita.
Sedermi nella sala buia di un cinema ed assistere ad un bel film.
Il mio sogno di felicità.
Poter vivere senza dovermi preoccupare di guadagnare.
Quel che vorrei essere.
Non vorrei essere diverso da come sono.
Il paese dove vorrei vivere.
Oltre alla città di Roma, da cui non potrei mai separarmi completamente, mi piacerebbe moltissimo vivere in Olanda. Oppure una città in particolare della Scozia: Edimburgo.
Il fotografo che preferisco.
Elliott Erwitt.
La tecnica che preferisco.
Nessuna in particolare.
I cattivi maestri.
Chi pensa di poter rinunciare al contenuto solo con la forma: per quanto questa possa essere bella, da sola non può essere sufficiente.
Il miglior libro fotografico.
Non sono un gran cultore di libri fotografici, ma per tornare al mio autore preferito posso dire che “Snaps” di Erwitt mi ha lasciato a bocca aperta.
Quel che detesto più di tutto.
La maleducazione e l’ignoranza.
L’impresa che ammiro di più.
Gli uomini che affrontano l’esplorazione dello spazio.
Il museo che più apprezzo.
Il Rijksmuseum di Amsterdam.
Il dono di natura che vorrei avere.
Essere puntuale.
La professione che non ho fatto
Almeno per ora, il regista cinematografico.
Stato attuale del mio animo.
Soddisfatto.
Le colpe che mi ispirano maggiore indulgenza.
Quelle sessuali, sempre che si debbano definire colpe… la carne è debole.
Il mio motto
E’ una citazione: “Le cose belle della vita o sono illegali, o sono immorali, o fanno ingrassare”.













































































































































































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