Laura Brazzo, l’ autore di “Hotel Dajti” si racconta a Jpeggy.
Come racconto il mio progetto.
Hotel Dajti” è nato un po’ per caso. Sono arrivata a Tirana una domenica mattina di ottobre; nel pomeriggio avrei dovuto lavorare con un’amica a delle traduzioni. Invece, per un impegno improvviso, lei non è potuta venire all’incontro ed io ho deciso di approfittarne per visitare la Biennale d’arte. Entrata al Dajti mi sono ritrovata in un ambiente dominato da contrasti: passato e futuro, vecchissimo e nuovissimo, luci e oscurità… ho cominciato a fotografare ogni stanza, ogni corridoio. La presenza di installazioni iper-moderne nelle stanze di quel vecchio hotel comunista, abbandonato a se stesso per anni, con vetri rotti, pareti scrostate e stanze saccheggiate di tutto, mi ha fortemente colpito; mi sono voluta “appropriare” di quel luogo.
Il tratto principale della mia ricerca fotografica.
La spontaneità, l’immediatezza, il non-studiato.
La qualità che desidero in uno scatto
La giusta angolazione; la (a)simmetria delle cose.
La qualità che preferisco in un’immagine
L’irripetibilità.
Il mio principale difetto.
Cominciare e non finire.
La mia occupazione preferita.
La comunicazione, in tutti i suoi molteplici aspetti.
Il mio sogno di felicità.
Un lavoro e un compagno di vita che non mi annoiano mai.
Quel che vorrei essere.
Un’esploratrice
Il paese dove vorrei vivere.
Sarà banale, ma vorrei tanto vivere a New York.
Il fotografo che preferisco.
Sarò ancora banale e forse anche sorpassata, ma devo dire Henry Cartier Bresson. Ma come dimenticare Robert Frank? e Margaret Burkwhite?!.
La tecnica che preferisco.
Il bianco e nero.
I cattivi maestri.
Non credo di averne…
Il miglior libro fotografico.
Margareth Bourke-White, You Have Seen their Faces, New York, 1937
Quel che detesto più di tutto.
L’ipocrisia.
L’impresa che ammiro di più.
L’allunaggio
Il museo che più apprezzo.
Il MOMA
Il dono di natura che vorrei avere.
L’ordine, delle cose e dei pensieri.
La professione che non ho fatto
La viaggiatrice.
Stato attuale del mio animo.
Stanca e delusa dalla decadenza civile e morale del nostro paese.
Le colpe che mi ispirano maggiore indulgenza.
Le sbandate; gli errori che si commettono per eccesso di zelo, senza pensare alle conseguenze.
Il mio motto
“no matter where you run, you just end up running into yourself” (da Breakfast at Tiffany’s).













































































































































































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