Luigia Pansera, si racconta a Jpeggy. Qui il suo progetto ed ecco l’intervista:
Come racconto il mio progetto.
Credo che non si debba commettere l’errore di eccedere con le parole nel raccontare un progetto fatto di immagini.
Sono sempre stata dell’opinione che le immagini comunicano da se la loro natura più intima, il mio progetto è proprio questo.
Il tratto principale della mia ricerca fotografica.
La mia ricerca fotografica è un processo continuo. L’avvio è stato molto intimo e psicologico adesso, con un processo inverso, mi stò dedicando agli aspetti più “tecnici”.
La qualità che desidero in uno scatto
L’intensità e la profondità (non di campo)
La qualità che preferisco in un’immagine
Un’immagine per colpirmi deve avere sempre qualcosa di mistrerioso, è quello che non vedo che mi attrae in un’immagine, ciò che è sospeso.
Il mio principale difetto.
L’insicurezza.
La mia occupazione preferita.
É scontato se rispondo la fotografia? Si?
Allora sarò scontata.
Il mio sogno di felicità.
Riuscire a fare della mia passione il mio lavoro.
Quel che vorrei essere.
Vorrei non avere tanti limiti imposti dalla mia insicurezza, vorrei essere una persona che pensa meno e agisce di più.
Il paese dove vorrei vivere.
Non penso di essere capace di vivere nello stesto posto troppo a lungo. Vorrei spostami e viaggiare in continuazione.
Il fotografo che preferisco.
Non ce ne è uno in particolare, penso di essere molto affascinata da Man Ray come artista.
La tecnica che preferisco.
Non esiste.
I cattivi maestri.
In generale sono quelli che ti impongono di guardare con i loro occhi e non ti permettono di aprire i tuoi.
Il miglior libro fotografico.
IMMAGINE DELLA FOTOGRAFIA, Bernardo Pinto de Almeida
Un libro semplice ma estremamente profondo. Il primo libro “fotografico” regalatomi da una persona speciale che ha avuto un ruolo fondamentale nel mio approccio alla fotografia.
Quel che detesto più di tutto.
Non avere la possibilità di scelta. Le situazioni imposte.
Il museo che più apprezzo.
Galerie Berinson_Berlino
Il dono di natura che vorrei avere.
Comprendere realmente e profondamente le persone senza l’utilizzo “fuorviante” delle parole.
La professione che non ho fatto
Fotografa, mi sto impegnando.
Stato attuale del mio animo.
Al momento è governato da una profonda tristezza.
Le colpe che mi ispirano maggiore indulgenza.
Quelle che nascono dalla non consapevolezza, quindi prive di cattiveria.
Il mio motto
Passano il tempo e l’ora anche nel più duro giorno “William Shakespeare, Macbeth”













































































































































































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