Benvenuti

Una mostra classica sappiamo già come funziona, inutile ripeterla.

Dunque su jpeggy, fotografi e curatori hanno sperimentato nel corso del 2009 una nuova forma di exhibition, attorno al tema "the medium is the message".

Annuncio, raccolta di materiali, selezione, esposizione, sono avvenuti interamente su Internet.

Flickr > la nuvola di jpeggy > le 52 foto scelte dell’anno > nuovi talenti > esplorazione > apertura.
Progetto: News

Mara Brioni, l’autore di “An unpleasant sense of death” si racconta a Jpeggy.

Come racconto il mio progetto.
“An unpleasant sense of death” fa parte del mio progetto sull’autoritratto. E’ nato tutto per caso, fra il 2005 e il 2006, quando stavo attraversando un periodo abbastanza difficile: psicologicamente ero molto provata, ma non sapevo come comunicarlo. Così un giorno, praticamente per caso, ho preso la macchina e ho cominciato a fotografarmi. Subito dopo mi sono resa conto di stare effettivamente meglio, sembrava infatti che nello scatto venissero imprigionate le mie sensazioni negative e che quindi queste prendessero finalmente un aspetto e una voce. Così ho iniziato prendendo l’autoscatto come un’autoterapia (efficacissima, tra l’altro), per poi man mano alternare agli scatti più introspettivi altri scatti più ironici anche se sempre, comunque, molto personali.

Il tratto principale della mia ricerca fotografica.
Cerco fondamentalmente di dare una voce alle mie emozioni che spesso, a causa del mio carattere abbastanza riservato, non riesco a spiegare attraverso le parole.

La qualità che desidero in uno scatto
L’equilibrio, l’armonia fra luci e ombre e fra le sfumature dei colori, la pulizia. Sto davvero molto attenta alla composizione delle mie immagini, anche al minimo dettaglio, non lascio mai nulla al caso.

La qualità che preferisco in un’immagine
Fondamentalmente la potenza dell’impatto.

Il mio principale difetto.
Sto diventando un po’ troppo pigra!

La mia occupazione preferita.
Penso a non pensare troppo… ho capito che fa male.

Il mio sogno di felicità.
Posso non dirlo, per scaramanzia?

Quel che vorrei essere.
Alla fine mi va bene come sono.

Il paese dove vorrei vivere.
Forse in Germania, precisamente a Berlino.

Il fotografo che preferisco.
Ce n’è più di uno: Anton Corbijn, Jan Saudek, Cindy Sherman, Francesca Woodman, Izima Kaoru, Henri Cartier-Bresson, Li Wei, Yasumasa Morimura…

La tecnica che preferisco.
Indubbiamente la fotografia analogica. Son “nata” con quella e, se potessi permettermelo, getterei definitivamente la mia reflex digitale per un banco ottico e una Hasselblad 6×6.

I cattivi maestri.
Credo non ce ne siano, sta a noi scegliere dove attingere.

Il miglior libro fotografico.
Non so se è una risposta valida perché è un libro che parla di tecnica, ma dico il “Nuovo trattato di fotografia moderna” di M. Langford. E’ stata un po’ la mia “bibbia”, ci sono molto affezionata.

Quel che detesto più di tutto.
“Detesto” è una parola un po’ grossa, però devo dire che ultimamente mi infastidisce molto la facilità e la presunzione con cui molta gente si definisce “fotografa”, solo perché possiede una reflex.

L’impresa che ammiro di più.
Probabilmente lo sbarco sulla luna.

Il museo che più apprezzo.
Al momento, credo gli Uffizi. Amo molto l’arte rinascimentale

Il dono di natura che vorrei avere.
Il teletrasporto.

La professione che non ho fatto
Probabilmente l’architetto

Stato attuale del mio animo.
Stranamente pacifico.

Le colpe che mi ispirano maggiore indulgenza.
Fondamentalmente non accuso il senso di colpa.

Il mio motto
Vivi e lascia vivere.

   News   

(scritto da Jpeggy)

Mara Brioni, l’autore di “An unpleasant sense of death” si racconta a Jpeggy.

Come racconto il mio progetto.
“An unpleasant sense of death” fa parte del mio progetto sull’autoritratto. E’ nato tutto per caso, fra il 2005 e il 2006, quando stavo attraversando un periodo abbastanza difficile: psicologicamente ero molto provata, ma non sapevo come comunicarlo. Così un giorno, praticamente per caso, ho preso la macchina e ho cominciato a fotografarmi. Subito dopo mi sono resa conto di stare effettivamente meglio, sembrava infatti che nello scatto venissero imprigionate le mie sensazioni negative e che quindi queste prendessero finalmente un aspetto e una voce. Così ho iniziato prendendo l’autoscatto come un’autoterapia (efficacissima, tra l’altro), per poi man mano alternare agli scatti più introspettivi altri scatti più ironici anche se sempre, comunque, molto personali.

Il tratto principale della mia ricerca fotografica.
Cerco fondamentalmente di dare una voce alle mie emozioni che spesso, a causa del mio carattere abbastanza riservato, non riesco a spiegare attraverso le parole.

La qualità che desidero in uno scatto
L’equilibrio, l’armonia fra luci e ombre e fra le sfumature dei colori, la pulizia. Sto davvero molto attenta alla composizione delle mie immagini, anche al minimo dettaglio, non lascio mai nulla al caso.

La qualità che preferisco in un’immagine
Fondamentalmente la potenza dell’impatto.

Il mio principale difetto.
Sto diventando un po’ troppo pigra!

La mia occupazione preferita.
Penso a non pensare troppo… ho capito che fa male.

Il mio sogno di felicità.
Posso non dirlo, per scaramanzia?

Quel che vorrei essere.
Alla fine mi va bene come sono.

Il paese dove vorrei vivere.
Forse in Germania, precisamente a Berlino.

Il fotografo che preferisco.
Ce n’è più di uno: Anton Corbijn, Jan Saudek, Cindy Sherman, Francesca Woodman, Izima Kaoru, Henri Cartier-Bresson, Li Wei, Yasumasa Morimura…

La tecnica che preferisco.
Indubbiamente la fotografia analogica. Son “nata” con quella e, se potessi permettermelo, getterei definitivamente la mia reflex digitale per un banco ottico e una Hasselblad 6×6.

I cattivi maestri.
Credo non ce ne siano, sta a noi scegliere dove attingere.

Il miglior libro fotografico.
Non so se è una risposta valida perché è un libro che parla di tecnica, ma dico il “Nuovo trattato di fotografia moderna” di M. Langford. E’ stata un po’ la mia “bibbia”, ci sono molto affezionata.

Quel che detesto più di tutto.
“Detesto” è una parola un po’ grossa, però devo dire che ultimamente mi infastidisce molto la facilità e la presunzione con cui molta gente si definisce “fotografa”, solo perché possiede una reflex.

L’impresa che ammiro di più.
Probabilmente lo sbarco sulla luna.

Il museo che più apprezzo.
Al momento, credo gli Uffizi. Amo molto l’arte rinascimentale

Il dono di natura che vorrei avere.
Il teletrasporto.

La professione che non ho fatto
Probabilmente l’architetto

Stato attuale del mio animo.
Stranamente pacifico.

Le colpe che mi ispirano maggiore indulgenza.
Fondamentalmente non accuso il senso di colpa.

Il mio motto
Vivi e lascia vivere.




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