Benvenuti

Una mostra classica sappiamo già come funziona, inutile ripeterla.

Dunque su jpeggy, fotografi e curatori hanno sperimentato nel corso del 2009 una nuova forma di exhibition, attorno al tema "the medium is the message".

Annuncio, raccolta di materiali, selezione, esposizione, sono avvenuti interamente su Internet.

Flickr > la nuvola di jpeggy > le 52 foto scelte dell’anno > nuovi talenti > esplorazione > apertura.
Progetto: News

Questa settimana Jpeggy intervista Giandomenico Marini, autore di “Spray Heroes” .

Come racconto il mio progetto
Il mio progetto complessivo è legato alla curiosità di conoscere realtà diverse dalle mia.
Cerco poi di rendere quello che ho percepito utilizzando una tecnica che mi sembra adatta ad esprimere i concetti che voglio comunicare.

Il tratto principale della mia ricerca fotografica
Probabilmente proprio il fatto che per ogni lavoro cambi l’approccio tecnico.

La qualità che desidero in uno scatto
In genere fotografo persone. La qualità fondamentale è che il soggetto, guardandosi, sia fiero di essere stato ritratto in quel modo.
Con la fotografia il fotografo comunica una propria visione delle cose e rende in qualche modo “immortale ed eternamente cristallizzato” il volto di qualcuno. Ecco: voglio che questo qualcuno possa mostrare con fierezza e senza imbarazzo la foto ai propri figli e nipoti.

La qualità che preferisco in un’immagine
La sintesi. Il fatto che ci sia tutto ciò che serve e nient’altro.

Il mio principale difetto.
La non riconoscibilità. Il fatto di cambiare tecnica ad ogni lavoro è certamente interessante dal mio punto di vista … ma l’eccessiva varianza non è allettante per i galleristi.

La mia occupazione preferita.
Suonare il basso elettrico.

Il mio sogno di felicità.
Una vita fatta di cose semplici e pianificabili. Racconto un aneddoto.
Ho fatto un pezzo del Cammino di Santiago. Era bello darsi un obiettivo semplice (oggi cammino da qui a lì) e la sera si era felici semplicemente per aver fatto quello che ci si era ripromessi di fare.

Quel che vorrei essere.
Non lo so. Vorrei essere così tante cose che alla fine … per indecisione dico che vorrei essere quello che sono :-)

Il paese dove vorrei vivere.
In Spagna a Barcellona.

Il fotografo che preferisco.
Sarei indeciso fra Jan Saudek e Andres Serrano.

La tecnica che preferisco.
Nessuna in particolare. Credo che la tecnica vada contestualizzata nello specifico lavoro.

I cattivi maestri.
Duole dirlo ma … Henri Cartier-Bresson.
E’ stato un fotografo grandissimo ed innovativo ma ha generato una impressionante quantità di emuli. In qualche modo ha limitato una intera generazione di fotografi convinti che quello fosse l’unico modo possibile di fotografare. D’altro canto non credo lui si sia mai posto come “maestro”: sono gli altri che l’hanno considerato tale.

Il miglior libro fotografico.
Andres Serrano, America and other works

Quel che detesto più di tutto.
La stupidità.

L’impresa che ammiro di più.
I viaggi di Marco Polo.

Il museo che più apprezzo.
Il Pergamon di Berlino.

Il dono di natura che vorrei avere.
Costanza e forza di volontà.

La professione che non ho fatto
L’architetto.

Stato attuale del mio animo
Cito Battiato: cerco un centro di gravità permanente.

Le colpe che mi ispirano maggiore indulgenza
Tutte le colpe che vengono ammesse spontaneamente.

Il mio motto.
Più che un motto è un aforisma (purtroppo non ricordo di chi): “L’ottimista è convinto di vivere nel migliore dei mondi possibili. Il pessimista teme che sia vero”. Cerco di non dimenticare mai che esistono differenti punti di vista e, a volte, sono tutti validi.

   News   

(scritto da Jpeggy)

Questa settimana Jpeggy intervista Giandomenico Marini, autore di “Spray Heroes” .

Come racconto il mio progetto
Il mio progetto complessivo è legato alla curiosità di conoscere realtà diverse dalle mia.
Cerco poi di rendere quello che ho percepito utilizzando una tecnica che mi sembra adatta ad esprimere i concetti che voglio comunicare.

Il tratto principale della mia ricerca fotografica
Probabilmente proprio il fatto che per ogni lavoro cambi l’approccio tecnico.

La qualità che desidero in uno scatto
In genere fotografo persone. La qualità fondamentale è che il soggetto, guardandosi, sia fiero di essere stato ritratto in quel modo.
Con la fotografia il fotografo comunica una propria visione delle cose e rende in qualche modo “immortale ed eternamente cristallizzato” il volto di qualcuno. Ecco: voglio che questo qualcuno possa mostrare con fierezza e senza imbarazzo la foto ai propri figli e nipoti.

La qualità che preferisco in un’immagine
La sintesi. Il fatto che ci sia tutto ciò che serve e nient’altro.

Il mio principale difetto.
La non riconoscibilità. Il fatto di cambiare tecnica ad ogni lavoro è certamente interessante dal mio punto di vista … ma l’eccessiva varianza non è allettante per i galleristi.

La mia occupazione preferita.
Suonare il basso elettrico.

Il mio sogno di felicità.
Una vita fatta di cose semplici e pianificabili. Racconto un aneddoto.
Ho fatto un pezzo del Cammino di Santiago. Era bello darsi un obiettivo semplice (oggi cammino da qui a lì) e la sera si era felici semplicemente per aver fatto quello che ci si era ripromessi di fare.

Quel che vorrei essere.
Non lo so. Vorrei essere così tante cose che alla fine … per indecisione dico che vorrei essere quello che sono :-)

Il paese dove vorrei vivere.
In Spagna a Barcellona.

Il fotografo che preferisco.
Sarei indeciso fra Jan Saudek e Andres Serrano.

La tecnica che preferisco.
Nessuna in particolare. Credo che la tecnica vada contestualizzata nello specifico lavoro.

I cattivi maestri.
Duole dirlo ma … Henri Cartier-Bresson.
E’ stato un fotografo grandissimo ed innovativo ma ha generato una impressionante quantità di emuli. In qualche modo ha limitato una intera generazione di fotografi convinti che quello fosse l’unico modo possibile di fotografare. D’altro canto non credo lui si sia mai posto come “maestro”: sono gli altri che l’hanno considerato tale.

Il miglior libro fotografico.
Andres Serrano, America and other works

Quel che detesto più di tutto.
La stupidità.

L’impresa che ammiro di più.
I viaggi di Marco Polo.

Il museo che più apprezzo.
Il Pergamon di Berlino.

Il dono di natura che vorrei avere.
Costanza e forza di volontà.

La professione che non ho fatto
L’architetto.

Stato attuale del mio animo
Cito Battiato: cerco un centro di gravità permanente.

Le colpe che mi ispirano maggiore indulgenza
Tutte le colpe che vengono ammesse spontaneamente.

Il mio motto.
Più che un motto è un aforisma (purtroppo non ricordo di chi): “L’ottimista è convinto di vivere nel migliore dei mondi possibili. Il pessimista teme che sia vero”. Cerco di non dimenticare mai che esistono differenti punti di vista e, a volte, sono tutti validi.




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